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17 luglio – Monica Guerritore per Anna

Monica Guerritore

è una delle grandi interpreti del teatro e del cinema italiano. Attrice, regista, drammaturga e scrittrice, debutta giovanissima a teatro nel 1974, a soli sedici anni, diretta da Giorgio Strehler ne Il giardino dei ciliegi di Čechov. Da lì comincia un percorso lungo e complesso, attraversato da personaggi forti, spesso estremi: da Lady Macbeth a Ofelia, da Giovanna d’Arco a Madame Bovary, da Carmen a Judy Garland. Una carriera costruita sulla presenza scenica, sulla voce, sul corpo, su una forma di recitazione che non cerca mai la neutralità ma il rischio.

Al cinema e in televisione ha lavorato con molti autori italiani, alternando ruoli popolari e interpretazioni più drammatiche, senza mai perdere il legame profondo con il teatro. Negli anni ha firmato anche regie e adattamenti teatrali, confermandosi non solo interprete ma artista capace di costruire un proprio sguardo sulle figure femminili, sulla memoria, sul potere e sulla fragilità.

Con Anna, Monica Guerritore compie un passaggio importante: firma il suo primo film da regista cinematografica, lo scrive e lo interpreta, portando sullo schermo Anna Magnani, una figura enorme, quasi impossibile da imitare senza cadere nella maschera. Il film parte dalla notte dell’Oscar del 1956 e prova a raccontare non solo il mito di Magnani, ma anche la donna dietro il mito: l’attrice, la madre, l’amante, la creatura libera e ferita che il cinema italiano ha amato, consumato e poi in parte dimenticato.

Nel cast, accanto a Guerritore nel ruolo di Anna Magnani, ci sono Tommaso Ragno nel ruolo di Roberto Rossellini, Lucia Mascino, Beatrice Grannò, Roberto De Francesco, Edoardo Purgatori e altri interpreti. Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025 nella sezione Grand Public, Anna non è solo un biopic, ma un corpo a corpo tra due attrici: Magnani e Guerritore. Una che appartiene alla storia del cinema, l’altra che la guarda, la attraversa, la riporta davanti a noi senza metterle addosso la polvere del monumento.

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8 luglio – Matteo Oleotto per Ultimo schiaffo

Matteo Oleotto

è un regista, sceneggiatore e attore italiano nato a Gorizia nel 1977. Si forma prima come attore alla Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine e poi come regista al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Il suo nome arriva al cinema con Zoran – Il mio nipote scemo, presentato nel 2013 alla Mostra del Cinema di Venezia, nella Settimana Internazionale della Critica, e diventato negli anni una piccola commedia di culto del nostro Nordest: vino, confine, solitudini, personaggi storti che però non smettono mai del tutto di cercare una possibilità.

Negli anni Oleotto ha lavorato anche per la televisione, dirigendo serie e film come Volevo fare la rockstar, Eppure cadiamo felici, episodi di Doc – Nelle tue mani 3 e Maschi veri, ma il suo cinema resta legato soprattutto a una geografia precisa: il Friuli, il confine, i paesi piccoli, le vite che sembrano sempre un po’ fuori asse.

Con Ultimo schiaffo, Oleotto firma la sua seconda opera per il cinema. Il film, prodotto tra Italia e Slovenia e distribuito da Tucker Film, racconta Petra e Jure, due fratelli che vivono in un paesino friulano innevato, tra lavoretti, debiti, freddo e poca speranza. Quando scompare il cane Marlowe e viene promessa una ricompensa, quella che sembra una piccola occasione diventa l’inizio di un effetto domino tragicomico. Una storia di perdenti, ma non nel senso decorativo del termine: gente che prova a stare a galla, anche quando l’acqua è ghiacciata e nessuno ha davvero voglia di tenderle una mano.

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30 giugno – Pierpaolo Capovilla per Le città di pianura

Pierpaolo Capovilla

è una delle voci più riconoscibili del rock indipendente italiano: musicista, autore, performer, frontman degli One Dimensional Man e poi de Il Teatro degli Orrori, band con cui ha portato nella canzone italiana una scrittura ruvida, teatrale, politica, sempre attraversata da una tensione fisica della parola. Negli anni ha affiancato alla musica un lavoro costante sulla voce e sulla scena, con reading dedicati a Majakovskij e Pasolini, confermando una presenza artistica che non separa mai il corpo dal pensiero, il suono dalla letteratura.

Al cinema Capovilla aveva già partecipato a I primi della lista di Roan Johnson, ma è con Le città di pianura di Francesco Sossai che trova il suo primo vero ruolo da co-protagonista. Nel film interpreta Doriano, accanto a Sergio Romano e Filippo Scotti: un uomo sbandato, notturno, fragile e insieme vitalissimo, che attraversa bar, strade, nebbie e paesi del Nordest in un road movie alcolico e malinconico.

Le città di pianura, presentato a Cannes 2025 nella sezione Un Certain Regard, è diventato uno dei casi più sorprendenti del cinema italiano recente. L’interpretazione di Capovilla, lontana da ogni posa da musicista prestato al cinema, conserva invece la sua voce, la sua faccia, la sua irregolarità: Doriano sembra venire da un concerto finito male, da una provincia che non dorme più, da un’Italia dove la sconfitta ha ancora voglia di ordinare un ultimo bicchiere. Per questo la sua presenza alla presentazione del film non è solo quella di un attore del cast, ma di un artista che porta dentro il film un intero immaginario fatto di musica, parola, rabbia e tenerezza sghemba.