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Domenica 7 settembre – TRE AMICHE

Tre amiche

Regia di Emmanuel Mouret. Con Camille Cottin, Sara Forestier, India Hair, Damien Bonnard, Grégoire Ludig. Titolo originale: Trois amies. Genere Drammatico, – Francia, 2024, durata 117 minuti.

Joan non è più innamorata di Victor e si sente disonesta con lui. Alice, la sua migliore amica, la rassicura: lei stessa non prova alcuna passione per Eric eppure il loro rapporto va a meraviglia! Lei non sa che lui ha una relazione con Rebecca, la loro comune amica… Quando Joan decide finalmente di lasciare Victor e lui scompare, le vite dei tre amici e le loro storie vengono sconvolte.

Il cinema ha trovato tra i suoi profondi cultori Eric Rohmer e oggi ha in Mouret il più qualificato estimatore. La sua sceneggiatura, scritta insieme a Carmen Leroi, assume sin dall’apertura il carattere della narrazione con una voce off che ci guida a conoscere luoghi e personaggi dichiarando poi il proprio coinvolgimento nella vicenda.

È con grande sensibilità che vengono descritti e sviluppati i protagonisti legati da reciproca conoscenza che è data da legami di coppia, di amicizia oppure generati da nuovi incontri. Ognuno ha un mondo interiore ed affettivo che spesso si trattiene dal rendere noto, per i più diversi motivi, a chi è più vicino.

Mouret ne osserva i nascondimenti, le rivelazioni, le fughe in avanti e il bisogno di stabilità spesso in agguato e desideroso di vantare la propria sussistenza. Lo fa senza mai giudicare, piuttosto mettendosi a fianco di ognuno di loro disposto ad ascoltarne le ragioni e a comprenderne gli errori che sono dettati dal bisogno di dare un nuovo senso a quella parola (Amore) che si riteneva ormai definita e che invece presenta continuamente nuove possibili letture.

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Sabato 6 settembre – ARAGOSTE A MANHATTAN

Aragoste a Manhattan

Regia di Alonso Ruizpalacios. Con Raúl Briones, Rooney Mara, James Waterston, Oded Fehr, John Pyper Ferguson. Titolo originale: La Cocina. Genere Drammatico, – USA, 2024, durata 139 minuti.

Al The Grill, ristorante iperfrequentato di New York, lavora una moltitudine di persone, tra cucina, sala e uffici. Ognuno con i suoi problemi, ognuno con le sue isterie. Tra di loro ci sono Estela, che trova un posto di lavoro. Julia, che dovrà prendere una decisione importante e Pedro, a cui l’esperienza di cuoco cambierà per sempre la vita.

Ovvero un microcosmo fatto di profumi, sapori, vapori, rumori, e prima ancora esseri umani. Un’umanità variegata, composta da persone di genere, culture, età e provenienze diverse, costretta a muoversi in un unico luogo secondo una gerarchia rigida, per nulla democratica, con turni di lavoro massacranti e ritmi indiavolati per soddisfare le innumerevoli pretese dei clienti. È su questo microcosmo che si concentra il film, mettendo in risalto sullo schermo tutto ciò che si cela dietro e durante la preparazione di un piatto. Non è tanto il cibo a interessare il regista, quanto gli incontri e scontri esplosivi tra chi lo cucina, il confronto acceso al limite della rissa tra lavoratori immigrati e sfruttati, sfiniti da un andirivieni incessante di richieste.

Sembra una commedia che cavalca il trend dei film sulla cucina, dal tenero Ratatouille al crudele The Menu, in realtà La Cocina si rivela un film profondamente politico e in questo suo spessore narrativo si fa interessante, in quanto metafora eclatante dello sfruttamento del sistema capitalistico sui lavoratori (specie immigrati), della prevaricazione dei potenti sui più deboli, della sopraffazione della classe dei privilegiati (i clienti, come i manager del ristorante) su quella dei lavoratori svuotati di sogni e di energia vitale.

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Venerdì 5 settembre – VERMIGLIO

Vermiglio

Regia di Maura Delpero. Con Tommaso Ragno, Giuseppe De Domenico, Roberta Rovelli, Martina Scrinzi, Orietta Notari. Genere Drammatico, – Italia, Francia, Belgio, 2024, durata 119 minuti.

Lucia, Ada e Flavia sono le tre figlie femmine della famiglia Graziadei che ha contato dieci nascite, non tutte purtroppo andate a buon fine, come succedeva nell’Italia rurale all’epoca della Seconda Guerra Mondiale. I Graziadei vivono nella frazione trentina di Vermiglio, in una casetta in mezzo ai campi e alla neve dei lunghi inverni di montagna. Il capofamiglia è un maestro elementare che si sforza di insegnare ai suoi studenti non solo ad esprimersi in un italiano corretto invece del dialetto che tutti (compresi i Graziadei) parlano a casa, ma anche ad aspirare a qualcosa di più bello e più alto della fatica quotidiana. Quando i Graziadei ospitano un soldato siciliano che ha disertato l’esercito si innesca una reazione a catena che l’unità famigliare dovrà gestire, e che si svilupperà lungo le quattro stagioni dell’ultimo anno di guerra.

Delpero e i suoi personaggi (si) raccontano con la calma e l’apparente semplicità di un tempo e uno schema di relazioni domestiche ben codificate dal costume sociale e dall’abitudine, ma sempre in procinto di aprire il fianco al nuovo, e non sempre al meglio.

Così Lucia, la bella figlia maggiore dei Graziadei, catturerà le attenzioni di Pietro il disertore, Ada cercherà di controllare pulsioni sessuali segrete che la indirizzano verso Virginia, la ribelle di Vermiglio, e Dino, il figlio maggiore osteggiato dal padre, alternerà la dolcezza verso i fratelli e la madre allo scarso impegno a scuola e alla propensione ad affogare le sue frustrazioni nel vino.

Quello che Delpero descrive è un piccolo mondo antico ancora riconoscibile ma già lontano nella sua gentilezza, nel suo calore famigliare e nell’afflato educativo del padre, pur condito di eccessiva severità e di quel pragmatismo che gli fa escludere dal proseguimento degli studi Ada, volenterosa ma non “portata”.

Delpero sa sempre dove posizionare la cinepresa per catturare in modo pudico e olistico la vita di questo microcosmo domestico e agreste, ottenendo da tutti gli interpreti (sotto il coaching sapiente di Alessia Barela), compresi i bambini più piccoli, recitazioni spontanee e profondamente credibili (un unicum nel cinema italiano contemporaneo), e uniformando la maggiore esperienza di Tommaso Ragno (efficacissimo nel ruolo del padre) o Sara Serraiocco con quella del resto di un cast scovato fra le montagne del Trentino Alto Adige.

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Giovedì 4 settembre – LE DONNE AL BALCONE – THE BALCONETTES

Le donne al balcone – The Balconettes

Regia di Noémie Merlant. Con Souheila Yacoub, Sanda Codreanu, Noémie Merlant, Lucas Bravo, Nadège Beausson-Diagne. Titolo originale: Les femmes au balcon. Titolo internazionale: The Balconettes. Genere Commedia, Fantasy, Horror, – Francia, 2024, durata 105 minuti.

Fa caldo a Marsiglia e ognuno cerca ombra e riparo. Ruby, cam girl vivace, si sollazza con due amanti, Nicole, coinquilina col sogno della scrittura, cerca una storia da raccontare spiando nella finestra di fronte un vicino esibizionista, Élise, attrice in ambasce, ha lasciato compagno e set alle spalle. Insieme condividono appartamento e quotidiano. Vestita come Marilyn – sta girando una brutta fiction sull’artista – Élise tampona la macchina parcheggiata dell’avvenente vicino, che finisce per incontrare la sera stessa. Invitate nel suo appartamento a bere e a ballare, siglano una ‘costatazione amichevole’. Ma la serata prende una piega imprevista e il vicino, fotografo di moda di giorno, predatore di notte, finisce infilzato come un pollo. La difesa è legittima ma adesso bisogna liberarsi del corpo. Niente polizia, niente confessioni, niente uomini soprattutto. È un affaire di sorellanza.

Dramma, commedia, gore, ghost story, horror, The Balconettes debutta col tour di un’immobile che registra la violenza domestica e reagisce con una radicalità eclatante: quando è troppo è troppo, se un uomo è violento va liquidato. Senza se, senza ma e senza sconti di pena.

Qualche minuto di introduzione e il film stabilisce il tono e anticipa le disavventure che seguiranno. Frontale, come la finestra del bel vicino di Lucas Bravo, il principe-chef di Emily in Paris ‘sporcato’ di sangue e kajal, The Balconettes mette in scena tre giovani donne che incarnano tre diversi approcci al maschile. Per Rosy (Souheila Yacoub) è una relazione facile e frequente, per Nicole (Sanda Codreanu) è difficile e rara, per Élise (Noémie Merlant) è terribilmente complicata.

La sorellanza è lampante: parole in (grande) libertà, esposizione del corpo senza giudizio, sostegno morale, meteorismo, sesso, confidenze. Un femminile come non lo abbiamo mai visto, o poco almeno, e la volontà dell’attrice di rappresentarlo libero dai codici imposti dall’industria del cinema. Le sue protagoniste e la sua protagonista (Élise) parlano a voce alta e si sbottonano le camicie girando con le tette al vento come in una vecchia canzone di Guccini (“Eskimo”).

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Mercoledì 3 settembre – DIVA FUTURA

Diva Futura

Regia di Giulia Steigerwalt. Con Pietro Castellitto, Barbara Ronchi, Denise Capezza, Davide Iachini, Marco Iermanò Genere Drammatico, – Italia, 2024, durata 120 minuti.

1994: Nasce Diva Futura, “la prima agenzia italiana di talenti destinati al porno” fondata da Riccardo Schicchi, della quale avrebbero fatto parte le prime pornodive italiane Ilona Staller, Moana Pozzi ed Eva Henger, legate anche sentimentalmente a Schicchi. Il film che porta il nome della pornofactory racconta questi personaggi più la segretaria Debora Attanasio, autrice del libro “Non dite alla mamma che faccio la segretaria” sul quale si basa la sceneggiatura del film scritto e diretto da Giulia Steigerwalt.

Ma aggiunge un twist profondamente italiano nel raccontare l’ipocrisia di una società maschilista senza la quale la pornografia non esisterebbe, come dirà Eva Henger, guardando in camera, cioè parlando a tutti noi.

Diva Futura non affonda la lama nella dark side dell’industria come ha fatto il recente Pleasure di Ninja Thyberg, ma è attraversato da una corrente malinconica che sembra essere la cifra stilistica della Steigerwalt, già ben presente nel suo film d’esordio Settembre.

Ma emerge anche una linea narrativa più fortemente identitaria, che mette a confronto la tenerezza (di alcuni) con la crudeltà (di molti), e che separa gli uomini che amano le donne (anche quando ne sfruttano l’avvenenza a fini commerciali) da quelli che le denigrano. Fra questi ultimi ci sono non solo produttori senza scrupoli e registi col pelo sullo stomaco (in un contesto in cui le battute “spiritose” sui peli femminili si sprecano) ma anche intellettuali, giornalisti e assortita “brava gente”.

Il parente più stretto di Diva Futura potrebbe essere Blonde nella volontà di raccontare un sottomondo misogino attraverso un’icona cinematografica simbolo di seduzione. Questa linea narrativa è più facilmente estendibile all’intero genere umano di quella che mette a confronto la “libertà” di Schicchi con l’ipocrisia italiana a livello governativo, di cui la folkloristica Cicciolina in Parlamento e Moana Pozzi, intenzionata invece a fare politica sul serio e dunque accolta da ripetute sconfitte elettorali, sono cartine di tornasole.

Diva Futura fa surfing fra i generi, come consuetudine della casa di produzione Groenlandia, passando dal camp al melodramma, dal burlesque al politico. Le figure che emergono, anche grazie ai loro interpreti, sono Riccardo Schicchi ed Eva Henger (Pietro Castellitto e la bravissima attrice croata Tesa Litvan, già vista in Settembre), che incarnano un senso-base di umana decenza all’interno di un ambiente strutturalmente impuro. “Noi siamo amorali, non immorali”, dice Schicchi, il che è una chiave di lettura anche del film di Steigerwalt, che non dà giudizi nel raccontare il modo in cui in Italia si possa diventare agenti reagenti del moralismo dominante semplicemente scostandosi dalle aspettative sociali. Forse proprio per questo funziona meno il personaggio di Debora (Barbara Ronchi), che dovrebbe rappresentare “la moralità catapultata in un mondo di eccessi”, e invece risulta irritante nella sua ostinata inconsapevolezza.

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Martedì 2 settembre – ETERNO VISIONARIO

Eterno Visionario

Regia di Michele Placido. Con Fabrizio Bentivoglio, Valeria Bruni Tedeschi, Federica Vincenti, Giancarlo Commare. Genere Drammatico, – Italia, 2024, durata 112 minuti.

Amburgo, 8 dicembre 1934. Luigi Pirandello è in treno, direzione Stoccolma, e sta andando a ritirare il Premio Nobel per la letteratura. Davanti a lui passano i fantasmi della sua esistenza: la figura di Marta Abba, giovane attrice diventata sua musa ispiratrice che lo aveva conquistato durante un provino a Roma nel 1925 e che ha rappresentato il sogno di un amore assoluto; la follia della moglie Antonietta Portulano che è stata ricoverata in manicomio nel 1919; il profondo legame ma anche il difficile rapporto con i figli Lietta, Stefano e Fausto; il controverso rapporto con il fascismo; i trionfi ma anche gli insuccessi come la rappresentazione dei Sei personaggi in cerca d’autore accolta da fischi e insulti da parte del pubblico nel debutto al Teatro Valle di Roma il 9 maggio 1921; l’illusione di una collaborazione cinematografica con il grande regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau.

Al cinema La scelta, uno dei film meno riusciti del regista, è liberamente ispirato alla commedia drammatica L’innesto. A teatro ha portato sul palco, tra gli altri, “Placido recita Pirandello”, “Io e Pirandello”, “Cosi è (se vi pare)” e nel 2025 andrà in scena con Pirandello. Trilogia di un visionario che comprende tre delle sue opere: “Lettere a Marta”, “L’uomo dal fiore in bocca” e “La carriola”. Forse è una coincidenza ma il termine ‘visionario’ è presente sia nel film che nella rappresentazione, una visione che probabilmente l’attore e il cineasta ha sempre avuto di Pirandello ma che proprio con questo termine la riaggiorna e rende più moderna.

La vicenda biografica è volutamente frammentata e procede per salti temporali. Da quel treno per Stoccolma lo sguardo di Pirandello, interpretato un bravissimo Fabrizio Bentivoglio che è volto e corpo riconoscibile del suo cinema dopo essere stato diretto in Un eroe borghese e Del perduto amore, rivede la sua vita come se si trovasse davanti alle immagini di un film con lui stesso come protagonista. Ed è proprio attraverso cinema, spesso cercato da Pirandello che ritorna nel finale sul set di Il fu Mattia Pascal dove il regista Pierre Chenal lo chiama per battere un ciak, che parte un lungo viaggio che lo porta tra gli arcaici paesaggi delle miniere della Sicilia, la Berlino dei cabaret e soprattutto Roma tra il teatro e gli oscuri interni familiari. Questi sono il luogo di tensioni ma anche allucinazioni creative come nelle visioni nella stanza dove sta scrivendo “Sei personaggi in cerca d’autore” in cui le luci stordenti della fotografia di Michele D’Attanasio contribuiscono a mostrare il legame stretto tra il corpo e la mente di Pirandello e, come lui stesso ha detto, quello tra il talento che si è evoluto ma gli ha impedito di vivere.

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Lunedì 1 settembre – BIRD

Bird

Regia di Andrea Arnold. Con Barry Keoghan, Franz Rogowski, Nykiya Adams, Jason Edward Buda, James Nelson-Joyce. Genere Drammatico, – Gran Bretagna, USA, Francia, Germania, 2024, durata 119 minuti.

Bailey ha 12 anni che sembrano dieci di più, perché è da sempre abituata a risolvere da sola i guai suoi e di chi le sta intorno. La sua famiglia più che allargata è scomposta: lei vive con il padre Bug e il fratello maggiore Hunter, figlio della ragazza che papà ha messo incinta a 14 anni, mentre la madre di Bailey ha avuto altri tre figli da uomini di passaggio, e al momento frequenta un tipo equivoco e violento, circondandosi di tossici. Bug sta per sposarsi con una donna conosciuta tre mesi prima, e Bailey rifiuta di andare al suo matrimonio: non ne può più del caos della sua esistenza e non sa come diventare adulta, nemmeno adesso che l’arrivo del ciclo le ha annunciato di essere biologicamente una donna. Le uniche creature che la mettono di buon umore sono gli animali – cani, cavalli, gabbiani, corvi, farfalle – e uno strano giovane uomo soprannominato Bird, che se ne sta appollaiato in cima ai palazzi del quartiere e cerca la sua famiglia, che un tempo abitava accanto alla madre di Bailey.

Bird tracima energia cinetica e si schiera dalla parte della sua protagonista preadolescente: e nessuno sa sintonizzarsi meglio con la confusione e il fervore teen (così come nessuno, nel cinema anglosassone, sa filmare con tanta empatia i bambini). In questo senso Arnold sembra anima gemella di Luca Guadagnino, con cui condivide l’interesse e la vicinanza profonda verso una parte della società spesso raccontata al cinema attraverso uno sguardo adulto e stereotipato.

La camera a mano della regista segue la vita movimentata sulla quale Bailey non ha alcun controllo, anche se lei lo cerca proprio attraverso il cinema facendo continue riprese con il cellulare, prevalentemente per frapporre una distanza di sicurezza fra lei e le persone che incontra. “Hai trovato la tua gente?”, chiede Bailey a Bird, ma è la ragazza a non aver ancora trovato le persone con cui può riconoscersi, e che la facciano sentire al sicuro.

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Domenica 31 agosto – FOLLEMENTE

FolleMente

Regia di Paolo Genovese. Con Edoardo Leo, Pilar Fogliati, Emanuela Fanelli, Maria Chiara Giannetta, Claudia Pandolfi. Genere Commedia, – Italia, 2025, durata 97 minuti.

Romeo è tenero e romantico, Valium folle e paranoico, Eros arrapato e sensuale, il Professore razionale e giudicante. No, non sono esseri umani, ma personalità che abitano la mente di Piero, insegnante di Storia e Filosofia recentemente divorziato e con una figlia piccola, intenzionato a rimettersi in gioco con le donne ma ancora scottato dalle delusioni del passato. Giulietta è romantica e sognatrice, Trilli istintiva e sexy, Alfa ideologica e disciplinata e Scheggia irrazionale e istintiva. E anche loro non sono persone reali, ma parti della personalità di Lara, la giovane donna single reduce dalla relazione infelice con un uomo sposato che vorrebbe un partner affidabile che l’aspetti sotto casa, e invece tende a cadere nella trappola di amori senza futuro.

Lara e Piero si incontrano per il loro primo appuntamento, si piacciono ma non osano confessarlo (nemmeno a se stessi), incartandosi su ogni dettaglio, impegnati ad ascoltare le voci interiori delle loro rispettive personalità. Riusciranno a zittire quel chiacchiericcio incessante e a trovare la strada verso una relazione finalmente appagante?

Ne deriva un fuoco di fila di battute di un’ora e mezza, con un cast di attori ben noti al pubblico, ognuno intento ad incarnare un aspetto ben definito del “carattere” maschile o femminile, e a far entrare in contraddizione la coppia centrale interpretata da Edoardo Leo e Pilar Fogliati.

L’idea ricorda il film di animazione Inside Out, ma qui non si tratta di emozioni bensì di tratti comportamentali. Ovviamente a far ridere sono soprattutto Trilli ed Eros (Emanuela Fanelli e Claudio Santamaria) così come Valium e Scheggia (Rocco Papaleo e Maria Chiara Giannetta), mentre a Giulietta e Romeo (Vittoria Puccini e Maurizio Lastrico) tocca la parte più commovente e al Professore e Alfa quella più rigidamente raziocinante.

L’energia cinetica fra gli attori funziona, così come funziona il copione scritto a cinque mani dal regista Paolo Genovese (anche autore del soggetto) con Isabella Aguilar, Lucia Calamaro, Paolo Costella e Flaminia Gressi, che immaginiamo seduti intorno a un tavolo fare a gara per tirare fuori la battuta più divertente. Al fondo c’è qualcosa di meccanico, come c’era anche nel più grande successo di Genovese, quel Perfetti sconosciuti di cui sono stati fatti un numero record di remake internazionali. Ma l’idea è divertente, e lo sviluppo è attento ad incorporare le nuove (iper)sensibilità maschili e femminili in tema di rapporti sentimentali, nonché a preservare la componente romantica di quella che vorrebbe diventare una storia d’amore, nonostante tutto.

I momenti più riusciti sono un orgasmo trionfale che unisce tutte le voci interiori in un unico coro, e l’incontro improvviso fra le personalità maschili e femminili che comporta un mescolarsi del cast, fino a quel momento schierato su opposte barricate. FolleMente è un film dichiaratamente da grande pubblico che beneficerà della reazione collettiva a situazioni (anche dolorosamente) familiari e sfacciatamente comiche, riflettendo quelle esitazioni che caratterizzano le relazioni contemporanee (“Verso io o versi tu?”, “Femminismo o galateo”? Senso di responsabilità o istinto animale? Sincerità o mistero?).

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Sabato 30 agosto – JANE AUSTEN HA STRAVOLTO LA MIA VITA

Jane Austen ha stravolto la mia vita

Regia di Laura Piani. Un film con Camille Rutherford, Pablo Pauly, Charlie Anson, Annabelle Lengronne, Liz Crowther. Titolo originale: Jane Austen Wrecked My Life. Genere Drammatico, – Francia, 2025, durata 94 minuti.

Agathe, una ragazza goffa ma allo stesso tempo affascinante e piena di contraddizioni, all’improvviso si ritrova disperatamente sola. Sogna l’amore in modo simile ai personaggi di un romanzo di Jane Austen e la sua massima aspirazione è diventare una scrittrice. Trascorre, invece, le sue giornate vendendo libri nella leggendaria libreria britannica Shakespeare & Co, a Parigi. Invitata alla residenza per scrittori di Jane Austen in Inghilterra, deve combattere con le sue insicurezze… fino a quando non accade qualcosa di inaspettato e la sua vita cambia magicamente.

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